Cocker e caccia
Ecco a voi gli spaniels (Tratto dalla rivista I nostri cani del febbraio 2008) di Marco Morisi.

 

L'importanza dello standard di lavoro. Il ruolo determinante delle Società Specializzate

Da molti anni ho il privilegio di giudicare Spaniels in prove di lavoro e credo che questa sia prerogativa sufficiente per maturare un'opinione personale sul divenire della razza Cocker, se pur limitandomi agli aspetti operativi. Quindi, anche se non direttamente coinvolto nelle analisi e nelle indicazioni tecniche che giustamente devono scaturire dal CIS (la società specializzata che tutela nello specifico la razza) mi azzarderò a valutare il punto della situazione di questi fin troppo avvenenti ma indomiti cacciatori.
Nell'anno 2006 sono stati iscritti al Libro Origini 1.766 Cockers, credo che non la maggioranza ma un buon numero dei medesimi venga ancora impiegato a caccia, se pure con mansioni a volte non del tutto puriste o vocazionali.
Il Cocker è stato ed è ancora oggi, quando ne ha le dotazioni genetiche, un eccezionale cane da caccia, l'impiego del quale non riscontra nessun ostacolo nella caccia attuale se non in ragione della peculiarità di terreni e selvaggina idonea.
 


Frequentano le prove di lavoro, tra gli altri, una decina di soggetti di accertato e certificato valore e che per personalità, metodo di cerca, espressioni e costruzione si richiamano a quello che, per intenderci, definirò “Cocker di tipo continentale”, con il solo scopo di distinguerlo da quello di origine britannica che di frequente presenta un'azione tanto impetuosa, dirompente e costante per ritmo e battute da renderlo più simile allo Springer che non al più meticoloso Cocker, il quale fa del cambio di passo e di andatura la traduzione espressiva più significativa di ciò che il naso trasmette al cervello. Tale distinzione di personalità e metodo di cerca fra le razze dovrebbe essere peraltro motivo di un diverso impiego poiché, se così non fosse, il più delle volte la preferenza cadrebbe sul più potente Springer. Purtroppo una decina di soggetti di eccezionale talento operativo non sono molti e chi si dedica ad allevarli e preparali forse sono ancora meno, questo è il limite da rimuovere, questa è la contingenza che deciderà se il Cocker manterrà nel suo futuro un impiego operativo diffuso come in Francia e in Belgio o se diverrà a tempo pieno cane da compagnia. Siamo, a mio parere, a un punto di non ritorno, serve l'impegno univoco di tutti coloro che amano questa razza e sarebbe necessario che tutti remassero nella stessa direzione, pur nel rispetto delle specifiche opinioni, ma nell'ambito di una politica lungimirante, ferma e condivisa.

Ora accadeva che in ragione della continuità e della straripante efficacia dell'azione prevalessero spesso in prova alcuni soggetti di tipologia per così dire britannica i quali, in ragione dell’efficacia dell'azione, si aggiudicavano molto spesso una certificazione al campionato che poi spesso non trovava seguito nella proclamazione al campionato di lavoro, in quanto non in grado di aggiudicarsi l'indispensabile MB in raduno o speciale di razza.

Mi pare che senza considerarne altre che pure esistono, vi siano le palesi ragioni per comprendere che la Società Specializzata doveva assolutamente intervenire per correggere un'evidente disfunzione che avrebbe potuto portare la razza allo sfacelo. Lo ha fatto realizzando uno Standard di lavoro che credo abbia per scopo il ricondurre l'azione del Cocker all'interno di quella tipicità che ricordiamo di avere apprezzato per lungo tempo in molti soggetti allevati e presentati da Franca Simondetti, da Franco Abati, da Luigi Campiani, da Remo Frontoni, dal reggiano Giglioli e da molti altri che sono rimasti subito affascinati dall'efficacia certo ma anche “dalla tipica armonia” che quei soggetti, Cockers anche nella psiche, sapevano esprimere. Lo standard di lavoro rappresenta un indirizzo al quale tendere, non è un divieto a presentare soggetti non aderenti al medesimo, certo i Giudici sapranno come debbono regolarsi, poiché il documento ratificato dagli Organismi preposti non può essere considerato alla stregua di una proposta, in merito alla quale decidere o no il proprio assenso e quindi valutare se sia il caso di applicarne le direttive oppure no. Mi parrebbe l'anticamera ad una pericolosissima anarchia. In merito ai tempi, al metodo e alla più o meno diffusa partecipazione usati nel redigere il provvedimento, questa è questione di esclusiva competenza del C.I.S. e dei suoi Organismi Direttivi.
Voglio chiudere queste poche considerazioni sul Cocker sperando che chi ha voglia di portarne uno a caccia o presentarlo in prova si rivolga agli allevatori o ai proprietari di quella decina di soggetti di grande qualità, dei quali ho parlato all'inizio e tramite i quali la razza potrebbe trovare nuovo e vigoroso impulso anche nel nostro Paese. E se proprio l'impulso all'importazione fosse insopprimibile, beh è vero che il Regno Unito è il paese d'origine della razza ma lo è anche del Setter e del Pointer, pure non so chi, volendo un cane di queste razze per le prove classiche o la grande cerca si rivolgerebbe a quella fonte. Provate in Francia, vi sono grandi Cockers cacciatori che apparirebbero subito essere Cockers anche ad uno sprovveduto. E veniamo allo Springer Spaniel Inglese, qui il passo si fa un po' più sicuro poiché su questo sentiero sento l'odore di casa mia. Nel 2006 le iscrizioni al LOI sono state 2.382, un numero che per chi, come me, ricorda i 500/600 di una ventina di anni addietro appare assolutamente lusinghiero, senza considerare che un così significativo aumento è avvenuto senza il sostegno di qualsivoglia tendenza modaiola, proveniente da lusinghe televisive o spot pubblicitari. Lo Springer si è guadagnato sul terreno e con le sue indiscutibili qualità il favore di un sempre più nutrito numero di cacciatori, allevatori e conduttori in prove di lavoro.
Se lo è guadagnato mettendo in evidenza doti venatorie di assoluto valore ed una media qualitativa che io ritengo unica nel mondo della cinofilia venatoria italiana. Se ci si rivolge alle fonti giuste e intendo allevamenti specializzati e monorazza si può stare tranquilli che nelle cucciolate non esiste scarto non impiegabile a caccia; credo non sia poco.
Altamente generico e duttile nel compito che gli si assegna, diventa un inarrivabile specialista nei terreni e vegetativi che gli sono propri, nonché sui selvatici che ne assecondino coraggio ed iniziativa. Spesso più recettivo dell'addestramento, compreso quello specialistico per ben figurare in prova, del cugino Cocker è il migliore compagno di caccia che si possa sperare, senza contare che non parla a voce alta e non arriva mai tardi agli appuntamenti mattutini.

Si suol dire: “la razza gode ottima salute” e non saprei dirlo meglio. Affinché questo magnifico cane si guadagni altre “quote di mercato”che a mio parere sono assolutamente alla sua portata, è indispensabile che oltre al coraggio, alla divorante passione ed ad una iniziativa sempre ai massimi livelli che molto spesso fanno parte di genetiche qualità naturali, permangano quale obiettivo di selezione in allevamento equilibrio e riporto spontaneo. Peculiarità, queste ultime, che renderanno il lavoro dello Springer felicemente fruibile anche da chi non è dotato di particolari esperienze e doti addestrative. Negli ultimi anni, come peraltro già accaduto nei paesi d'origine, anche la morfologia funzionale è assolutamente migliorata, pur senza uscire dalle genealogie più vocate al lavoro; questa è la strada giusta. Nella speranza di non essere frainteso, oserei dire che bisogna selezionare i più belli (funzionalmente parlando) tra i più efficaci sul terreno. Compito non facile ma la razza merita obiettivi ambiziosi, soprattutto in questa fase di continua espansione. Se si riuscirà a promuovere una sostanziale coesione sugli obiettivi da raggiungere fra gli addetti ai lavori e, al contempo, rendere prevalenti i destini della razza rispetto ai successi personali di tizio e caio, sarà più facile procedere verso una maggiore omogeneità del tipo in ragione dell'ormai acquisito alto livello funzionale.
Nell'ambito delle prove di lavoro, già da qualche anno si sono messi in evidenza soggetti di valore assoluto e io credo senza pari in Europa continentale. In modo particolare e da qualche anno, pare il momento delle femmine che mediamente tendono a prevalere sui maschi. Fenomeno per molti aspetti lusinghiero che favorisce i processi allevativi e dovrebbe creare un parco di fattrici da lasciarci più che tranquilli per i prossimi anni. I maschi grandi campioni verranno e ve ne sono già alcuni che promettono bene, hanno catalizzato l'attenzione dei cinofili per lunghi anni e riaccadrà inesorabilmente, quindi nessuna preoccupazione per una momentanea riduzione del patrimonio maschile dal quale attingere.
L’apprezzamento per la razza che appare essere in continua ascesa, produce tra l'altro anche una maggiore entità della domanda e accade che anche chi non ha mai allevato Springer (dedicandosi ad altre razze da caccia) si sia messo in canile alcune fattrici per “arrotondare il fatturato”. Questo fenomeno rappresenta, in fieri, un rischio non trascurabile per la qualità media dei soggetti irradiati, soprattutto perché questi “allevatori” sono tendenzialmente indifferenti ai destini di una razza per loro assolutamente secondaria. Ancora e spesso, non hanno nessun rapporto con la Società Specializzata ne con gli ambienti nei quali la cinofilia Spaniel si traduce in concretezza venatoria e agonistica. Da cui, la cosa più intelligente che può fare chi decide, per la prima volta, di mettersi in casa uno Springer è quella di rivolgersi ad allevatori specializzati e monorazza.
Tutto bene dunque? Sì, ma con giudizio ed un poco di precoce intuizione per capire in anticipo dove si può andare a parare. L'allevamento a volte è come il “mercato globale”, spesso fa molto bene se lo si lascia libero di stabilizzarsi nei suoi equilibri spontanei, quindi pochi interventi esterni e soprattutto mai velleitari. Per contro può accadere che si rendano necessarie indicazioni e, a volte, provvedimenti affinché “il mercato” non produca troppa ingiustizia sociale, come del pari in cinofilia si deve evitare che l'interesse collettivo, quindi il bene futuro della razza, risenta di scelte che rispondono a volte ad esigenze contingenti e di natura strumentale. Anche per questo esistono i Governi nazionali in politica e l'ENCI e le Società Specializzate in cinofilia. Il loro compito non può essere soltanto quello di amministrare ed organizzare ma anche quello di vigilare e quando necessario indirizzare la rotta verso obiettivi più generali e proiettati nel tempo.

Marco Morisi

Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Ottobre 2009 16:00 )